Prezzo del latte a rischio volatilità

gen 28, 2010 by Filiera

L’anno si è aperto con una notizia importante per la zootecnia da latte: in Lombardia è stato raggiunto l’accordo sul prezzo del latte per il primo semestre 2010, un risultato che soltanto all’inizio dell’autunno appariva impossibile. La situazione di mercato in tutta Europa negli scorsi mesi è stata molto critica, tanto da rendere necessario un intervento straordinario di Bruxelles a sostegno del comparto lattiero.
Ora il nuovo prezzo di 33,156 cent/litro fino al 30 giugno 2010 riporta un po’ di serenità per un periodo che garantisce maggiore sicurezza agli allevatori, ma come vedremo non basta. Finché è fresco l’inchiostro dell’accordo vorremmo formulare alcune considerazioni, partendo dall’entità del nuovo prezzo per poi passare a temi più generali. Il prezzo del latte nei primi anni 2000 era rimasto attorno ai 3334 cent/litro, ma con una rapida scalata chiuse il 2007 a 38 per passare, nel primo trimestre 2008, al massimo storico di 42 cent/litro. Nel 2009 il crollo, fino a un minimo di 30,4 a luglio per poi chiudere faticosamente a circa 32 cent/litro. In Francia e in Baviera si è avuto lo stesso andamento, ma con maggiori oscillazioni dovute al fatto che da noi il mercato è reso più stabile dalla destinazione del latte a produrre i grandi formaggi. Le differenti tendenze sono state anticipate in questo periodo dal mercato delle partite spot che a dicembre 2009 era attestato allo stesso livello del nuovo prezzo. Dunque, nonostante tutti i correttivi della politica agraria, il mercato recita un ruolo che non può essere trascurato.
Anche per la zootecnia il crollo dei prezzi, dopo l’euforia del biennio 2007-08, è stato rovinoso e, soprattutto, sconcertante. I livelli attuali sono tornati al periodo precedente la fiammata, e in qualche caso leggermente al di sopra, ma è innegabile l’evidenza di una crisi drammatica, con il crollo dei redditi e gli effetti, in parte reali e in parte temuti, della contrazione della domanda provocata dalla crisi generale.
È chiaro che le materie prime agricole sono offerte a prezzi bassi sul mercato mondiale e che i margini vengono compressi da un sistema distributivo nel mirino, mentre cresce la concorrenza intra Ue. Ma per il latte un destino amaro ha voluto che tutto ciò accadesse nel momento in cui veniva allentato il vincolo delle quote, mostrando così tutto il peso di un regime vincolistico, in qualche caso pesante e mal sopportato, ma di fatto prezioso per garantire stabilità. L’andamento dei prezzi degli altri paesi Ue e del latte spot mostra che la partita nel futuro del “dopo quote” sarà micidiale. Le oscillazioni più ampie delle nostre mostrano il rischio che la volatilità dei prezzi diventi la regola in un comparto in cui serve poter programmare con ovvio anticipo la propria attività. Se non ci si organizza in tempo si corre il rischio che il potente ombrello costituito dalla prevalente destinazione ai formaggi tipo grana non basti, di fronte ad una materia prima attratta dalla maggiore remuneratività del nostro mercato.
Il problema della tutela della zootecnia è più ampio e si estende alla produzione degli alimenti per il bestiame. Serve una visione completa della realtà: non dimentichiamo che la zootecnia non dispone di mais e di soia sufficienti per produrre il latte che si trasformerà nei prodotti tipici, quelli che sostengono i redditi di gran parte della nostra agricoltura.
Insomma, il nuovo prezzo è un segnale importante e positivo, ma la vera battaglia è alle porte ed è necessario prepararsi ad essa sin d’ora.

di Dario Casati – Terra e Vita n.4/2010

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