«Prezzo del latte ancora basso ma siamo costretti a continuare»
Mar 4th, 2010 | inviato da Filiera | Categoria: Primo pianofiera di Montichiari – gli allevatori tra gli stand: andiamo avanti (anche senza redditività)
Non c’è margine per investire. La gdo tiene basse le quotazioni. E i mutui sono uno scoglio
Non si sono visti grandi segnali, alla fiera di Montichiari, di quell’ottimismo che il prezzo del latte lombardo (33,156 €/q, da gennaio a fine giugno 2010) sembrava aver diffuso tra gli operatori zootecnici. Gli allevatori presenti alla rassegna agricola bresciana, anzi, non hanno voluto nascondere il fatto che i propri conti aziendali continuano a non tornare. Sono esplicite per esempio le considerazioni di Giovanni Cominardi, che a Ghedi (Bs) alleva 70 vacche in lattazione e destina il prodotto al grana padano: «Il prezzo del latte lombardo purtroppo non copre i miei costi di produzione, che sono di 17 cent/litro solo per l’alimentazione, più almeno altri 1819 cent per altre spese. Il prezzo del 2008 invece, con 37 cent, ci riusciva, ma non è stato così nel 2009, quando ho registrato un ricavo unitario medio di 32 cent/litro e quando ho visto altri caseifici corrispondere anche solo 25 cent. Siamo in ogni caso lontanissimi dalle quotazioni degli anni Ottanta o Novanta: nel 1982 avevamo raggiunto quota 0,91 cent! D’altra parte oggi tanti allevatori non hanno alternative produttive, sono costretti ad andare avanti: se chiudessero l’azienda si ritroverebbero molti conti in rosso, come quelli dell’ammortamento degli impianti ». Per Cominardi però non va tutto malissimo: «Non nascondo d’altra parte che resta un utile fattore di stabilità il fatto che i 33 cent del prezzo lombardo restino fermi per 6 mesi. È come aver fermato con un chiodo la continua discesa di questo prezzo, che era arrivato a 27-28 cent».
Conti «quasi in pareggio» per Fabio Oneda, 80 vacche in lattazione a Leno (Bs): «i miei costi di produzione infatti sono di circa 35 cent/litro, di cui 18 per l’alimentazione, e facendo latte di qualità per la Granarolo posso contare su un prezzo di riferimento di 34 cent».
Però è una situazione troppo al limite: «Con queste cifre è impossibile fare nuovi investimenti, servirebbe un ricavo unitario di almeno 40 cent. Se mi si rompesse il carro unifeed o il trattore non avrei la liquidità necessaria per comprare una macchina nuova.
E non sbaglia chi ricorda come la carenza di liquidità porti noi allevatori a ritardare i pagamenti anche di 120 giorni a chi ci vende mangimi o farmaci, o a chi per esempio ci ripara la macchine; la nostra esposizione bancaria invece è di 30 giorni». «Anche se il mio allevamento è sotto di circa 4mila € al mese vorrei spostare l’attenzione dalla semplice dinamica prezzi/costi a problemi più generali, più di tipo macroeconomico», interviene Beppe Gorlani, che ha 90 vacche in lattazione nella sua azienda di Dello (Bs). «Uno di questi è lo strapotere della grande dsitribuzione, che impone prezzi bassissimi alle industrie lattiero casearie e quindi a cascata a noi allevatori.
Questo non avviene in altri paesi dove la concentrazione dell’offerta offre ai produttori ben altro potere contrattuale; in Olanda il 90% dell’offerta è in mano a 3 soli produttori, in Danimarca il 97% a uno solo!».
Ma forse ancor più pesante, per Gorlani, è l’effetto dei mutui contratti dagli allevatori con le banche, per esempio per acquistare le quote latte: «Abbiamo fatto mutui ipotecari, anche per questo non chiudiamo e siamo ancora qui.
Fra l’altro quando abbiamo comprato le quote latte abbiamo acquistato un bene mobile, le quote, dando come garanzia beni immobili, segno che le banche non si fidavano.
E facevano bene, dato che per esempio il valore delle mie quote è sceso da 1.200 lire a 200; e se le volessi vendere oggi non le comprerebbe nessuno».
di Giorgio Setti – Terra e Vita n8/2010
QUOTE – Multe, il Tar respinge i ricorsi
Sono state pubblicate le prime sentenze del Tar del Lazio sui circa 30 ricorsi con i quali si impugnavano le comunicazioni Agea finalizzate al versamento e alla rateizzazione del prelievo supplementare sulle quote latte. I ricorsi sono stati sostanzialmente respinti.
Con queste sentenze e con le altre attese nei prossimi giorni relativamente agli oltre 600 ricorsi, presentati in forma individuale o collettiva,si dovrebbe concludere questa prima fase della procedura messa in atto dai ricorrenti per evitare, o quanto meno ritardare, l’accettazione della rateizzazione richiesta dagli stessi allevatori e quindi l’inizio del pagamento della prima rata.
Il contenzioso era iniziato nel 2009 non appena erano arrivate le lettere dell’Agea che comunicavano ai singoli produttori i debiti relativi alle quote latte che erano esigibili, chiedendone il pagamento e nel contempo offrendo la possibilità, prevista dalla legge 33/2009, di accedere ad un pagamento rateizzato fino a 30 rate. I ricorsi si basavano non tanto sull’ammontare del debito o sulla legittimità dell’Agea a richiederne il pagamento, ma piuttosto sulle modalità di calcolo degli interessi e su altre questioni procedurali. Il Tar del Lazio, in un primo momento, aveva accolto la sospensiva di alcuni provvedimenti Agea, in attesa della sentenza di merito, ma successivamente ha respinto la sospensiva chiedendo all’Agea di fornire elementi più dettagliati sulle procedure e sui calcoli effettuati. Il Tar del Lazio ha mantenuto le promesse. In particolare, ha precisato che per i debiti dal 1996 al 1998 l’Agea ha calcolato male gli interessi che invece devono considerare come “dies a quo” la data di ricezione della comunicazione dell’Agea stessa agli interessati. Ciò comporterà una revisione dei conteggi da parte dell’Agea e un’ulteriore dilazione per il pagamento del debito ancorché rateizzato in quanto i nuovi conteggi dovranno essere nuovamente notificati e non è detto che gli irriducibili allevatori multati non ricorrano ancora.
D’altra parte la sentenza del Tar non mette certo la parola fine a questa “latte novela”in quanto i produttori non mancheranno di appellare la stessa dinanzi al Consiglio di Stato richiedendo la sospensiva dei provvedimenti Agea dello scorso anno e il blocco della procedura di rateizzazione. Per adesso tutti i produttori che hanno fatto ricorso hanno anche beneficiato della legge 33/2009 che ha attribuito a coloro che avevano le multe e avevano prodotto oltre le quote, di ricevere una nuova assegnazione a valere sulla campagna 2009/2010 e cioè dal 1° aprile scorso. La soddisfazione maggiore è venuta dalla Coldiretti che si era costituita in molti dei giudizi avanzati dagli allevatori e che, oltre a veder ammessa la sua costituzione in giudizio, ha visto respinti i motivi dei ricorrenti che miravano solo a non garantire il corretto gioco della concorrenza tra i produttori. Analoga soddisfazione è stata espressa da Cia e Confagricoltura che ritengono sia l’inizio di una normalizzazione nel settore delle quote latte.





