La produzione italiana di latte è inferiore alla quota assegnata
È quanto risulta dai conteggi Agea sulla campagna 2009/2010, non ancora definitivi.
La crisi del settore è stata determinante nel provocare la contrazione dell’offerta
Per la prima volta dopo venticinque anni di regime delle quote latte l’Italia entrerà a far parte degli Stati membri virtuosi in quanto la sua produzione rimarrà contenuta nei limiti della quota assegnata dall’Unione europea.
L’aumento ottenuto lo scorso anno in sede comunitaria, che ha portato la nostra quota produttiva al livello di 10.982.463 tonnellate per le consegne e di 306.079 t per le vendite dirette, risulta superiore al quantitativo che sta venendo fuori dai conteggi dell’Agea relativamente alla campagna 2009/2010.
Il risultato potrebbe essere la conseguenza dell’aumento di quota ottenuto dall’Italia dopo un lungo negoziato politico, sbandierato come un successo per mettere fine a un errore di valutazione iniziale che ci aveva portato al pagamento di multe per tutti questi anni per il superamento della quota assegnata. Ma con ogni probabilità il rientro nelle quote sarebbe avvenuto anche senza l’aumento della quota nazionale, in quanto la contrazione produttiva è la conseguenza della fase difficile che vive la nostra zootecnia da latte e dove il basso prezzo del latte alla stalla costituisce il segnale più tangibile della crisi.
I dati elaborati da Agea alla data del 9 giugno 2010, e che ormai possono considerarsi in via di consolidamento e pressoché definitivi, evidenziano come le consegne effettuate nel corso della campagna 2009/2010, dopo le rettifiche operate in base al tenore di grasso, ammontano complessivamente a 10.492.079 t e quindi a una quantità inferiore alla quota assegnata dalla Commissione europea all’Italia.LEGGI TUTTO:quote-latte
di Alessandro Coltelli – Terra e Vita n.25/2010













