Bse, tornano le farine?
UE – In arrivo nuovo piano preventivo quinquennale
L’Europa lancia una nuova sfida per sconfiggere definitivamente la Bse, il cosiddetto morbo della mucca pazza e lo fa con un programma di azioni da realizzare dal 2010 al 2015.
L’annuncio è stato dato a Bruxelles dal Commissario europeo alla salute John Dalli il quale ha affermato che l’Europa è uscita vincente dalla lotta senza quartiere – che porta avanti da 20 anni – contro il morbo della mucca pazza e ora ha messo a punto un nuovo piano d’azione per i prossimi cinque anni, per alleggerire le misure restrittive in vigore.
In effetti dal 1992 ad oggi è stato fatto molto per sradicare la malattia e garantire la sicurezza dei consumatori ma ancora resta da fare qualcosa in alcune aree che sono ancora a rischio.
La paura non è infatti ancora cessata nonostante che dagli oltre 37mila casi di mucca pazza del 1992 in Europa, concentrati quasi tutti in Gran Bretagna, si è passati ai 67 del 2009, di cui 18 in Spagna, 11 in Inghilterra 10 in Francia, 9 in Irlanda, 8 in Portogallo, 4 in Polonia e due casi in Italia, al pari di Germania e Repubblica Ceca. Sono sei le aree su cui Bruxelles propone di aprire nei prossimi mesi il dibattito con Consiglio e Parlamento europeo per adottare il nuovo piano quinquennale. In particolare la revisione delle misure potrebbe riguardare innanzitutto il bando all’utilizzo di farine animali che potrebbero ritornare ad essere utilizzate, a strette condizioni, continuando però a vietarle per i ruminanti. Inoltre si studia l’introduzione di una tolleranza sulla presenza accidentale di proteine animali nei mangimi vegetali.
Il tutto però condizionato dalla presenza di un metodo di identificazione delle farine che stanno studiando in Belgio.
L’attuale sistema di sorveglianza della Bse è costoso e si applica su animali molto giovani per cui si potrebbe aprire una discussione per valutare se il monitoraggio si può fare su determinate fasce di età a seconda del rischio.
È in corso di verifica anche l’attuale messa al bando dei materiali a rischio Bse (parti molli) al fine di applicare standard sanitari internazionali sopprimendo quelli europei che sono più rigorosi e non più necessari.
Altro argomento di discussione e valutazione sono i test antemortem e post mortem.
Ora sono possibili solo postmortem per scoprire l’eventuale presenza del morbo della Bse, e quindi si stanno esaminando test antemortem per poter effettuare i test in numero più elevato senza abbattere l’animale.
Si dovrebbe evitare l’abbattimento di coorte, molto antieconomico per l’azienda nella quale viene scoperto un caso di Bse. Infatti, in caso di scoperta di un animale malato, si abbattano tutti gli altri che hanno vissuto nelle sue stesse condizioni.
Infine, grazie al miglioramento dei controlli genetici sulla malattia scrapie che colpisce gli ovicaprini, si potrebbe esaminare la riduzione delle misure previste su alcune forme meno contagiose.
di Alessandro Coltelli – Terra e Vita n.31-32/2010













